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Svelati i Segreti Millenari Della Gastronomia Mongola Che Non Conosci Ancora

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Amici viaggiatori e amanti dei sapori autentici, benvenuti! Oggi vi porto con me in un viaggio gustativo che affonda le sue radici in millenni di storia e cultura, fino alle sconfinate steppe della Mongolia.

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Quando si pensa alla cucina, spesso immaginiamo spezie esotiche e preparazioni elaborate, ma vi assicuro che la gastronomia mongola ci sorprende proprio per la sua essenzialità e la sua profonda connessione con la natura più selvaggia.

Ho scoperto che ogni piatto racconta la storia di un popolo nomade, plasmato da inverni rigidissimi e da una vita in costante movimento, dove ogni ingrediente aveva un valore inestimabile per la sopravvivenza.

Personalmente, quando ho approfondito questo mondo, mi ha colpito come la loro dieta, basata quasi esclusivamente su carne e latticini, non sia affatto monotona, ma un inno alla resilienza e all’ingegno.

Pensate solo all’abilità di conservare il cibo, come la carne essiccata (borts), o a bevande fermentate che ancora oggi dissetano e nutrono. Non è solo una questione di nutrizione, ma un vero e proprio codice sociale, un gesto di ospitalità che si tramanda da generazioni.

In un mondo che corre veloce, è affascinante vedere come queste tradizioni millenarie continuino a vivere, offrendo sapori robusti e profondi. Preparatevi, perché stiamo per esplorare un universo culinario lontano dai nostri schemi, che vi conquisterà con la sua semplicità e la sua incredibile forza narrativa.

Scopriamo insieme l’affascinante origine di questi piatti, che continuano a scaldare corpo e anima nelle vastità mongole.

Il Cuore della Steppa in un Piatto: Tradizioni e Sapori Antichi

La cucina mongola è un vero e proprio specchio dell’esistenza nomade, forgiata da secoli di vita a contatto diretto con una natura a tratti aspra e impietosa.

La dieta si è evoluta per sostenere i pastori e i cavalieri nelle vaste steppe, specialmente durante i lunghi e gelidi inverni. Ho imparato che i pasti, ricchi di grassi animali, erano fondamentali per la sopravvivenza nel freddo più pungente, mentre i prodotti caseari dominavano i mesi estivi, offrendo un equilibrio nutrizionale dettato dalla stagionalità e dalla disponibilità degli alimenti.

Questa distinzione tra “cibi grigi” (la carne, consumata principalmente d’inverno) e “cibi bianchi” (i latticini, protagonisti dell’estate) non è solo pratica, ma racchiude un profondo significato culturale e simbolico.

Ricordo di aver assaggiato il *borts*, la carne essiccata, e di aver capito subito quanto fosse una soluzione geniale: leggera da trasportare e incredibilmente duratura, una vera ancora di salvezza per chi era sempre in movimento.

Carne e Latticini: Pilastri di Vita

Non c’è dubbio che la carne sia la regina indiscussa della tavola mongola. Si parla soprattutto di montone, onnipresente e apprezzatissimo per il suo sapore deciso, ma anche di manzo, capra, cavallo e persino cammello, specialmente nelle province meridionali dove l’allevamento di questi animali è più diffuso.

Personalmente, ho trovato la carne di montone, quando ben preparata, di una tenerezza e un sapore che non mi sarei aspettata, lontana da certi pregiudizi che si possono avere.

I latticini, d’altra parte, sono un tesoro estivo: latte di cavalla, yak e pecora vengono trasformati in una miriade di prodotti, dal formaggio secco *aaruul* al latte fermentato *airag*.

Mi ha affascinato scoprire come questi prodotti non solo forniscano nutrimento essenziale, ma siano anche carichi di un valore simbolico, specialmente gli “alimenti bianchi” che sono segno di buon augurio e rinnovamento.

La Saggezza della Conservazione Nomade

L’ingegno dei mongoli nella conservazione del cibo è qualcosa che mi ha lasciato a bocca aperta. Senza frigoriferi o le nostre moderne tecnologie, hanno sviluppato tecniche che risalgono a millenni.

Il *borts*, la carne essiccata al sole e all’aria senza bisogno di sale, è un esempio lampante. Questo metodo non solo previene il deterioramento ma concentra il sapore, rendendolo un ingrediente prezioso per zuppe e altri piatti durante tutto l’anno.

E che dire dell’arte di trasformare il latte in formaggi duri come l’*aaruul*, o in bevande fermentate come l’*airag*? Questi alimenti, oltre a essere nutrienti, hanno una lunga conservazione, permettendo ai nomadi di avere scorte preziose in ogni stagione.

È una lezione di sostenibilità e rispetto per le risorse che, devo ammettere, mi ha fatto riflettere molto sulle nostre abitudini alimentari.

Un Caldo Benvenuto: L’Ospitalità Mongola a Tavola

Viaggiare in Mongolia e non immergersi nella sua cultura culinaria è come visitare l’Italia senza assaggiare la pasta. Ma ancora più importante è la dimensione sociale e di ospitalità legata al cibo.

Ogni volta che sono stata ospite in una gher, ho sentito un calore e un senso di benvenuto incredibili, e il cibo ne è sempre stato il fulcro. Per i mongoli, condividere un pasto è un segno di rispetto profondo e di amicizia, un vero e proprio codice sociale che si tramanda di generazione in generazione.

Rifiutare un’offerta di cibo o bevande è considerato maleducato, quindi preparatevi ad accettare, anche solo un piccolo assaggio, per cortesia. Ho notato anche l’abitudine di mangiare con le mani per alcuni piatti, un richiamo alle loro antiche tradizioni nomadi che rende l’esperienza ancora più autentica.

Piatti Simbolo delle Feste

Certi piatti sono intrinsecamente legati a momenti speciali e celebrazioni. I *buuz*, ad esempio, quei deliziosi ravioli al vapore ripieni di carne di montone o manzo, sono il simbolo del Capodanno lunare (Tsagaan Sar).

Mangiarli è un rituale che unisce le famiglie, e ho avuto la fortuna di partecipare a queste preparazioni, sentendo il profumo di spezie e carne che riempiva l’aria.

Poi ci sono i *khuushuur*, la versione fritta dei ravioli, che sono il piatto d’elezione del famoso Festival di Naadam, croccanti e saporiti, perfetti per le giornate di festa.

Quando ho assaggiato i *khorkhog*, il “barbecue mongolo” cotto con pietre roventi, ho capito che non era solo un piatto, ma un evento conviviale, un momento di condivisione e celebrazione che racchiude l’essenza della cultura mongola.

Il Tè Salato: Più di una Semplice Bevanda

Non posso parlare di ospitalità mongola senza menzionare il *Suutei Tsai*, il tè al latte salato. All’inizio, devo ammettere, il sapore salato mi ha sorpresa, ma dopo qualche sorso, l’ho trovato incredibilmente confortante e rigenerante, specialmente nelle fredde giornate della steppa.

È la bevanda per eccellenza, un gesto di benvenuto che viene offerto agli ospiti in ogni gher. Ho visto con i miei occhi come sia una parte indispensabile di ogni pasto, quasi un rito, spesso accompagnato da snack e talvolta arricchito con burro o persino carne essiccata.

È un esempio perfetto di come anche una semplice bevanda possa rappresentare un pezzo fondamentale della cultura e della vita quotidiana di un popolo.

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Tesori Nascosti: Ravioli, Zuppe e Stufati che Raccontano Storie

Se pensate che la cucina mongola sia ripetitiva, vi sbagliate di grosso! È vero che la carne e i latticini sono onnipresenti, ma la varietà di piatti che si possono creare con pochi ingredienti è sorprendente.

Ogni preparazione è una piccola opera d’arte, pensata per scaldare il corpo e l’anima, e per nutrire in modo sostanzioso chi affronta la vita nella steppa.

La pasta, ad esempio, è un elemento che i mongoli hanno imparato a padroneggiare in modi che risalgono a influenze storiche, probabilmente legate ai commerci lungo la Via della Seta e alle vicine culture cinese e russa.

I Buuz e i Khuushuur: Delizie a Vapore e Fritte

I *buuz* sono stati una delle mie prime scoperte e subito mi hanno conquistata. Questi ravioli al vapore, solitamente ripieni di carne di montone o manzo finemente tritata con cipolla e aglio, sono succulenti e perfetti per un pasto nutriente.

Ricordo la prima volta che li ho assaggiati, bollenti e pieni di brodo saporito all’interno: una vera esplosione di gusto. I *khuushuur*, i loro “cugini” fritti, sono altrettanto deliziosi, con una crosta croccante e un ripieno succulento.

Li ho trovati spesso come street food, ideali per una sosta veloce e gustosa durante una giornata di esplorazione, specialmente nelle città o ai festival.

Entrambi i piatti dimostrano l’abilità di trasformare ingredienti semplici in qualcosa di davvero speciale.

Zuppe Rigeneranti per l’Anima

Le zuppe e gli stufati sono una vera colonna portante della cucina mongola, ideali per combattere il freddo e per offrire un pasto confortante dopo una lunga giornata.

Il *Guriltai Shul*, ad esempio, è una zuppa di noodle sostanziosa con carne di montone e verdure, che mi ha riscaldato più di una volta dall’interno. Poi c’è lo *Tsuivan*, uno stufato di pasta saltato in padella con agnello, carote e cipolle, un vero comfort food che combina tutti gli elementi della cucina tradizionale in un unico piatto.

Ho scoperto che i mongoli lo considerano addirittura il miglior piatto da mangiare! È affascinante come un piatto così semplice possa essere così amato e rappresentare un tale simbolo di casa e calore.

Piatto Descrizione Ingredienti Principali Metodo di Cottura
Buuz Ravioli ripieni tradizionali Carne (montone/manzo), cipolla, aglio Vapore
Khuushuur Fagottini fritti di carne Carne (montone/manzo), cipolla, aglio Fritto
Khorkhog Barbecue mongolo Carne (montone/manzo), patate, carote, pietre calde Cottura in contenitore sigillato con pietre roventi
Tsuivan Tagliatelle saltate in padella Tagliatelle fatte a mano, carne (agnello/manzo), verdure (carote, cipolle) Saltato in padella
Airag Bevanda tradizionale Latte di cavalla fermentato Fermentazione

L’Arte della Cottura su Pietra: Un Metodo Millenario

Quando si parla di cucina mongola, non si può non menzionare l’uso delle pietre calde. È una tecnica di cottura così antica e particolare che sembra quasi magica.

Ho avuto la fortuna di assistere alla preparazione di piatti con questo metodo e vi assicuro che è un’esperienza unica, un vero viaggio nel tempo. Le pietre, solitamente di fiume, vengono riscaldate sul fuoco fino a diventare incandescenti e poi utilizzate per cuocere la carne e le verdure dall’interno, in un contenitore sigillato o persino all’interno della carcassa di un animale.

Questo non solo cuoce il cibo in modo uniforme, ma gli conferisce anche un sapore affumicato e una tenerezza incredibili. È un’ingegneria culinaria primitiva ma estremamente efficace, testimonianza dell’ingegno di un popolo che ha saputo adattarsi al proprio ambiente.

Khorkhog e Boodog: Il Barbecue della Steppa

Il *Khorkhog* è forse il più famoso tra i piatti cotti con le pietre roventi, una sorta di barbecue mongolo. La carne, spesso montone, viene cotta lentamente con patate e carote, insieme alle pietre incandescenti, all’interno di un contenitore metallico sigillato.

Il risultato è una carne tenerissima, ricca di sapori naturali e con un leggero sentore affumicato che non si dimentica facilmente. Quando mi hanno offerto una di quelle pietre calde, uscite dal contenitore, per scaldarmi le mani, ho sentito un legame quasi ancestrale con questa tradizione.

Poi c’è il *Boodog*, ancora più estremo e affascinante: in questo caso, le pietre roventi vengono inserite direttamente all’interno della carcassa disossata di una marmotta o di una capra, che viene poi sigillata e cotta all’esterno.

La carne si cuoce dall’interno, mantenendo tutti i suoi succhi e sapori. Non ho avuto il coraggio di assaggiarlo personalmente, ma la storia e il metodo mi hanno affascinata profondamente.

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L’Essenza della Genuinità

Ciò che rende questi piatti così speciali non è solo il metodo di cottura, ma anche la qualità degli ingredienti. In Mongolia, la carne e i latticini provengono da animali che pascolano liberamente nelle vaste steppe, alimentandosi di erbe naturali.

Questo si traduce in prodotti interamente biologici, con un sapore autentico e una qualità che difficilmente si ritrova altrove. L’uso di condimenti è minimale, lasciando che siano i sapori naturali della carne e delle poche verdure a dominare.

Questa essenzialità è, a mio avviso, il vero segreto della loro cucina: un inno alla genuinità e alla connessione profonda con la terra. È un’esperienza che ti fa riscoprire il valore intrinseco del cibo, lontano da ogni artificio.

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Oltre le Tradizioni: La Cucina Mongola Incontra il Mondo

Nonostante la forte aderenza alle tradizioni, la cucina mongola, specialmente nelle aree urbane, sta vivendo una fase di evoluzione interessante. Ulaanbaatar, la capitale, è un crocevia dove i sapori antichi si fondono con influenze internazionali, offrendo un panorama gastronomico più ampio e variegato.

Personalmente, ho trovato molto stimolante vedere come i giovani chef stiano reinterpretando i piatti classici, aggiungendo un tocco di modernità senza snaturarne l’essenza.

Questo non significa che le tradizioni siano state abbandonate, anzi, sono il punto di partenza per nuove sperimentazioni.

Influenze Moderne nelle Città

Se vi trovate a Ulaanbaatar, non stupitevi di trovare ristoranti che offrono cucine fusion, opzioni vegetariane e vegane, o interpretazioni contemporanee dei piatti mongoli.

Certo, il cuore della cucina rimane carnivoro, ma ho notato un aumento di opzioni per chi, come me, ama sperimentare ma anche per chi ha esigenze alimentari diverse.

Alcuni piatti come i *momo* (gnocchi con verdure) o le insalate possono essere un buon compromesso. Ho provato un *tsuivan* in un ristorante moderno che aveva un tocco in più, forse una spezia inusuale o una presentazione più raffinata, che ne esaltava il sapore tradizionale rendendolo al contempo attuale.

È un segnale che la cultura culinaria è viva e in costante adattamento.

Consigli Pratici per il Viaggiatore Goloso

Se siete pronti a intraprendere un viaggio culinario in Mongolia, ho qualche consiglio pratico per voi. Primo fra tutti, siate aperti alla sperimentazione!

Alcuni sapori potrebbero essere inusuali per il palato occidentale, come il tè salato o il sapore deciso del montone, ma meritano di essere provati. Nelle zone rurali, l’esperienza più autentica si vive soggiornando nelle gher con famiglie nomadi, dove avrete la possibilità di assaggiare cibo casalingo e persino partecipare alla preparazione dei pasti.

È un’immersione totale nella cultura locale. Se avete restrizioni alimentari, comunicatele chiaramente ai vostri host o guide; sebbene le opzioni vegetariane siano limitate fuori dalle città, si faranno il possibile per accontentarvi.

E non dimenticate di assaggiare l’*airag*, il latte di cavalla fermentato, una bevanda iconica e un vero simbolo di ospitalità.

Dolci Delizie e Curiosità Gastronomiche da Scoprire

La cucina mongola, come avrete capito, non è famosa per i suoi dolci elaborati o per una grande varietà di frutta e verdura. Tuttavia, esistono delle piccole delizie e delle curiosità che meritano di essere scoperte, soprattutto quelle legate al mondo dei latticini.

Queste specialità, sebbene semplici, racchiudono l’ingegno e la tradizione di un popolo che ha imparato a valorizzare al massimo ogni risorsa a disposizione.

Ho sempre trovato affascinante come anche il più piccolo snack possa raccontare una storia così grande sulla vita nella steppa.

I Sapori “Bianchi” dell’Estate

Durante i mesi estivi, quando gli animali sono al pascolo e il latte è abbondante, i mongoli si dedicano alla produzione dei “cibi bianchi” (*tsagaan ide*), i derivati del latte.

Ho assaggiato l’*aaruul*, un formaggio secco e duro che si ottiene cagliando e poi essiccando il latte. Ha un sapore molto forte e una consistenza che richiede pazienza per masticarlo, ma è un concentrato di energia e, mi è stato detto, fa anche bene a denti e gengive!

A volte viene addolcito con zucchero o frutta per renderlo più gradevole ai palati meno avvezzi. Poi c’è il *byaslag*, un formaggio più morbido, spesso servito con il tè salato.

Sono queste piccole scoperte che rendono il viaggio gastronomico così interessante e autentico.

Un Mondo di Snack e Biscotti Tradizionali

Oltre ai formaggi, esistono anche altri snack tradizionali, come i *boortsog*, dei biscotti al burro fritti, simili a ciambelle ma di forma triangolare.

Li ho trovati spesso serviti con il tè salato, un abbinamento che bilancia il dolce del biscotto con il salato della bevanda. Sono semplici, ma perfetti per una merenda o per concludere un pasto abbondante.

Un’altra curiosità è il *chaomi*, un cereale croccante e dolce che viene cucinato in infiniti modi, mescolato con burro, tè al latte, zucchero o formaggio.

Ho scoperto che in passato era il cibo preferito dai pastori nomadi per la sua facilità di trasporto e conservazione, e ancora oggi mantiene un posto speciale nella gastronomia mongola.

Queste piccole, ma significative, delizie mostrano una sfaccettatura meno conosciuta, ma altrettanto affascinante, della cucina mongola.

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글을 마치며

E così, cari amici, il nostro viaggio virtuale nella sconfinata Mongolia giunge al termine, lasciandoci nel cuore non solo il sapore robusto del montone e l’aroma avvolgente del tè salato, ma anche un profondo rispetto per una cultura che ha saputo fare dell’essenzialità e dell’ospitalità i suoi pilastri. Spero di avervi trasmesso almeno una parte della meraviglia che ho provato io stessa esplorando questi sapori autentici e queste tradizioni millenarie. È un mondo culinario che va scoperto con curiosità e un pizzico di avventura, e vi assicuro che ne vale assolutamente la pena!

알a durame utile per saperne di più

1. Assaggiate il Suutei Tsai: Nonostante il sapore inizialmente sorprendente, il tè al latte salato è un’esperienza culturale imperdibile e un gesto di benvenuto universale. Non rifiutatelo, nemmeno solo per un sorso!

2. Sperimentate la carne: Il montone è onnipresente e cucinato in modi che ne esaltano la tenerezza. Dimenticate i pregiudizi e lasciatevi sorprendere dalla sua versatilità e dal suo sapore autentico.

3. Visitate un mercato locale: È il luogo ideale per scoprire ingredienti unici, prodotti caseari artigianali come l’aaruul e per immergervi nell’atmosfera vibrante della vita mongola.

4. Considerate un soggiorno in gher: Per un’esperienza culinaria davvero autentica, provate a soggiornare con una famiglia nomade. Avrete l’opportunità di partecipare alla preparazione dei pasti tradizionali e di assaporare la vera cucina casalinga.

5. Acqua potabile e igiene: Nelle aree rurali, prestate attenzione all’acqua potabile e considerate l’uso di purificatori o acqua in bottiglia. L’igiene alimentare è generalmente buona, ma è sempre meglio essere cauti.

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Punti salienti da ricordare

La cucina mongola è molto più di un semplice insieme di ricette; è un racconto vivente della storia e delle tradizioni di un popolo nomade, plasmato dalla vastità della steppa e dalla necessità di sopravvivenza. I suoi pilastri fondamentali sono senza dubbio la carne e i latticini, che non solo forniscono nutrimento essenziale ma sono intrisi di profondo significato culturale. Abbiamo visto come piatti come i *buuz* e i *khuushuur* siano delizie conviviali, mentre l’ingegno nella conservazione del cibo, come il *borts*, sia una testimonianza dell’adattabilità dei mongoli. L’ospitalità è al centro di ogni pasto, trasformando il cibo in un potente simbolo di amicizia e rispetto. Tecniche di cottura millenarie, come l’uso delle pietre calde per il *khorkhog*, rivelano un’intima connessione con la natura e le sue risorse, offrendo sapori autentici e indimenticabili. La semplicità degli ingredienti e la loro genuinità, provenienti da animali che pascolano liberamente, rendono questa gastronomia un inno alla natura e alla vita nella steppa. È un’esperienza che va oltre il palato, toccando l’anima e arricchendo il viaggio di ogni vero esploratore.

Domande Frequenti (FAQ) 📖

D: Quali sono i pilastri della dieta mongola e come riescono a renderla così ricca pur basandosi su pochi ingredienti?

R: Amici miei, questa è una domanda che mi sono posta spesso anch’io! La base della cucina mongola, come accennavo, è sorprendentemente semplice ma incredibilmente efficace: carne e latticini.
Quando dico carne, intendo principalmente montone, manzo, capra e talvolta anche carne di cavallo, tutti animali che pascolano liberamente nelle vaste steppe.
I latticini, invece, provengono dal latte di mucca, capra, pecora e cavalla, e vengono trasformati in una miriade di prodotti, dal latte fermentato (airag) a vari tipi di formaggi e yogurt.
Quello che mi ha davvero colpito è l’ingegno con cui da questi pochi elementi creano una tale varietà. Non pensate alla monotonia, ma all’arte della trasformazione!
Usano ogni parte dell’animale, minimizzando gli sprechi, e i latticini vengono lavorati in modi diversi per ottenere consistenze e sapori unici, adatti a ogni stagione e necessità.
È una cucina che celebra la risorsa, dove ogni ingrediente è valorizzato al massimo. Un esempio perfetto sono i “buuz” o “khuushuur”, deliziosi ravioli ripieni di carne condita con cipolla e spezie, semplici ma con un sapore così profondo che ti entra nell’anima.
Ho avuto modo di assaggiarli e vi assicuro che la loro robustezza è un vero abbraccio dopo una giornata ventosa!

D: Ci parli di qualche tecnica di conservazione o preparazione che ha reso celebre la cucina mongola?

R: Assolutamente sì! Le tecniche di conservazione sono il cuore pulsante di questa cucina, nate dalla necessità di sopravvivere agli inverni lunghi e rigidi e ai lunghi spostamenti nomadi.
La più affascinante per me è la preparazione del “borts”, ovvero carne essiccata. Immaginate di dover conservare tonnellate di carne senza frigoriferi: loro la tagliano a strisce sottili e la lasciano essiccare all’aria aperta, spesso appesa sopra le loro yurte.
Questo processo non solo la rende duratura per mesi, ma concentra anche il suo sapore in modo incredibile. Quando poi la si reidrata o la si aggiunge a zuppe, rilascia un gusto intenso e nutriente.
Ho provato il borts in una zuppa tradizionale e posso dirvi che il suo sapore è unico, un concentrato di storia e natura. Un’altra tecnica ingegnosa è la fermentazione dei latticini.
Pensate all’airag, il latte di giumenta fermentato. È una bevanda dal sapore pungente e leggermente alcolico, dissetante e nutriente, che rappresenta un pilastro della loro ospitalità.
Non è solo un modo per conservare il latte, ma anche per estrarne il massimo nutrimento e un sapore distintivo. Queste tecniche non sono solo metodi di cucina; sono un inno alla resilienza umana e alla profonda conoscenza dell’ambiente.

D: È difficile trovare e provare la vera cucina mongola fuori dalla Mongolia, magari qui in Italia?

R: Questa è una domanda da un milione di dollari per noi viaggiatori curiosi, vero? Diciamo che trovare ristoranti mongoli autentici, quelli che ripropongono fedelmente i piatti tradizionali con ingredienti originali e sapori genuini, qui in Italia non è semplicissimo come trovare una pizzeria!
Molti ristoranti che si definiscono “mongoli” in Europa, e anche da noi, tendono a offrire più che altro una formula “grill mongolo” o “barbecue mongolo”, che seppur gustosa, è spesso un adattamento fusion e non riflette appieno la vera essenzialità e profondità della cucina nomade.
Questi posti sono divertenti e offrono un’esperienza interattiva, ma non aspettatevi di assaggiare un vero borts o l’autentico airag fatto come si deve.
Se volete avvicinarvi ai sapori più veri, il mio consiglio è cercare piccole attività gestite direttamente da famiglie mongole, magari in città più grandi e multiculturali, o partecipare a eventi culturali dove a volte propongono piatti tradizionali.
Ho avuto la fortuna di imbattermi in una piccola sagra internazionale dove una signora mongola preparava dei buuz fatti in casa e vi dirò, era come fare un salto diretto nelle steppe!
Quindi, non è impossibile, ma richiede un po’ di ricerca e, perché no, magari un viaggio in Mongolia per l’esperienza definitiva!